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Jun. 22nd, 2011

KALAFRO - NO AL PONTE


KALAFRO - No al ponte




QUI IL VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=uCMPl3P31T8

Io dico No No, al ponte dico No
Io dico No No, al ponte sullo Stretto
No no, se si va alla rovina
... Solamente mare blu tra Reggio e Messina
Io dico No No, al ponte dico No
Io dico No No, al ponte sullo Stretto
No no, se si va alla rovina
Solamente mare blu tra Reggio e Messina

Mister politico sai ti voglio parlare
Di quello che per te sicuramente è un vero affare
Tra tutte le promesse da campagna elettorale
Ora vorresti mettere il cemento in questo mare
Lo Stretto non si tocca e la mia gente già lo strilla
Niente ponte no tra Cariddi e Scilla
Troppe le bugie e quando scocca la scintilla
Brucia Babilonia e la mia gente si ribella

Rit.

E non ci porta lo sviluppo invece genera altri mali
Dai finanziamenti a strade, scuole, ospedali
Ma dal mio panorama tieni giù le mani
In questo mare siete voi gli squali
E se credi che io faccia slogan allora dimmi
Chi ci lavora? Chi ci specula sopra?
Chi paga ciò che provoca un ponte tra le sponde?
danneggia l’ambiente e lo logora

Rit.

È uno spot elettorale in vista delle regionali
Un regalo di Natale per mafiosi e criminali
Mi ha detto un architetto che è sbagliato anche il progetto
Cantieri come squarci nel cuore dello Stretto
Certa gente non capisce che sarà un’Apocalisse
Altri contano i profitti sull’asse delle ascisse
Se tornasse Ulisse in questo mare che farebbe?
Prenderebbe i suoi guerrieri e come ieri lotterebbe!
Se tornasse Franco Nisticò cosa direbbe?
“Uniti per la lotta e il bene della nostra gente!”
Voglio risposte concrete senza retorica
Da Giampilieri alla Centosei Jonica
Chi c’ha una voce e una coscienza deve dirlo
È solo un monumento al Presidente del Consiglio
E intorno a noi ci sta un milione di persone
Che dice “No al ponte” come questa canzone.

Rit.

No no non lo vogliamo il ponte
Teniamoci lo stretto così con la Caronte
Ti dico no no che non sarà il progresso
Ciò che serve è altro per la mia terra adesso
No no non lo vogliamo il ponte
Teniamoci lo stretto così con la Caronte
Ti dico no no che non sarà il progresso
Ciò che serve è altro per la mia terra adesso

No no al ponte, no no al ponte no
No no al ponte, solamente il blu

May. 28th, 2011

Ci sono appuntamenti ai quali non si può tirare il pacco!

REFERENDUM DEL 12 /13 GIUGNO 2011: VOTA OGGI PER NON PIANGERE DOMANI.

 


Quattro “sì” per dire “no”: ecco lo slogan che salverà il nostro futuro, nostro e delle future generazioni, quelle che oggi non possono votare perché siamo noi chiamati a farlo per tutti. E’ importante capirlo, sentire il peso di questa responsabilità e con questa presa di coscienza andare il 12 o il 13 giugno a votare per questo Referendum.

Gli spazi di autoesercizio (o, quanto meno, di considerazione da parte dei parlamentari) di quella che è la volontà popolare sono ormai decisamente ristretti: devo ricordare il succo del messaggio del Premier sulla volontà di ritiro espressa settimane fa riguardo il voto al nucleare “Aspetteremo che gli italiani abbiano  dimenticato il Giappone”. Traduco? “Aspetteremo che gli italiani si siano rimessi di spalle per incularli alla grande”. Così va meglio? E’ più chiaro? Forse sì. A quanto pare turpiloquio e barzellette sono diventate la chiave vincente per governare il paese. Vada che Arlecchino è un simbolo nazionale, ma far sempre la parte di Scaramuccia non mi pare il caso, di Giufà ancor meno.
Votare, lo dice la nostra Costituzione, è un dovere oltre che un diritto; il dovere, in quanto cittadini, di partecipare "nelle forme e nei limiti consentiti dalla Costituzione" e non solo per accumulare punteggio in vista di concorsi pubblici. E' stato il voto a importanti referendum che ha cambiato radicalmente il nostro Paese, che ha dato agli italiani prospettive e possibilità che a noi appaiono scontate, banali, ma che hanno segnato conquiste delle quali noi oggi godiamo i benefici. Qualche esempio? La scelta della forma repubblicana, il divorzio, l'interruzione di gravidanza.

Perché votare SI'? In cosa consistono i quesiti di questo referendum?

1)Legittimo impedimento: consiste nella legittimità, riconosciuta ad un imputato di processo penale, di non essere presente in aula in caso di impegni di forza maggiore, al fine di assicurare lo svolgimento corretto delle funzioni del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri stessi. L’attuazione del decreto porterebbe il giudice a rinviare l’udienza fino a sei mesi continuativi, senza che il giudice possa esercitare il diritto di verificare la legittimità della giustificazione!!! Inoltre questa legge, guarda caso, è retroattiva! Ergo, viene applicata non solo ai processi futuri, ma anche a quelli attualmente in corso.

2) e 3) Privatizzazione dell’acqua e di altri servizi pubblici: tradotto in termini di legge il decreto Ronchi, che permette la cessione a privati, parziale o totale, di servizi pubblici. Per quanto riguarda i servizi quotati in borsa, la parte pubblica non potrà avere, con l’approvazione del decreto, più del 30% delle azioni!

4)Il nucleare: il più discusso, il più a rischio (la legge omnibus ferma infatti il referendum se verrà approvata definitivamente entro il 30 maggio anche dalla Cassazione). Prima un tentativo di rinvio (l’Italia, secondo il Premier, avrebbe dovuto votare dopo aver dimenticato la tragedia del Giappone. Ovvio. Dimentichiamo il Giappone, approviamo il nucleare – gli italiani, a quanto pare, sono ritenuti di memoria corta e anche “babbi” – e ricordiamo il Giappone rivivendolo in prima persona, facendo un bel remake nel Bel Paese).  Poi l’approvazione parziale delle legge omnibus che blocca in parte la proprietà referendaria della sovranità popolare. E si chiama ancora Popolo delle Libertà? Quale popolo? Quale libertà?

Da notare che:

-Si parla di necessità di abbreviare i processi, di velocizzare i tempi della magistratura, ma si permette il legittimo impedimento. Ovvero, la possibilità di rinviare una causa per esercitare le funzioni di parlamentare. Ci si chiede: come si può credere che dietro questa legge ci sia l’interesse a salvaguardare il funzionamento continuativo dello stato, quando quegli stessi ministri che si dovrebbero avvantaggiare della sospensione temporanea dei processi sono gli stessi che si permettono di astenersi dai voti (quindi a non lavorare!) e a fare assenze continue? A dormire in Parlamento? La gente normale non ha questi sconti quando non si presenta al lavoro.

-La Sardegna ha effettuato il Referendum sul nucleare già nei giorni scorsi: il SI’ ha vinto con il 97,64% dei voti.

-In Italia la Magistratura esercita un potere dittatoriale, lo dice Berlusconi a Obama. Suppongo non gli abbia accennato dell’antidemocratico oscuramento dell’informazione sui referendum e della legge omnibus.

Siamo alle solite: la coerenza non è il punto forte del governo di maggioranza. Ecco perché dobbiamo votare. Ecco perché, anche nel caso la leggere omnibus fermasse il quesito sul  nucleare, dovremo andare a votare per gli altri quattro quesiti. Ecco perché dobbiamo palesare che l’appoggio al governo viene in modo compatto solo dai ministri-servi, da quelli che passano da una parte all’altra a suon di quattrini, ministeri e posti di lavoro, NON dal popolo. Lo dimostra la Sardegna. Lo dimostrano le manifestazioni, quelle che sindaci come il tal di Lampedusa soffocano per paura di non aver i favori del Berlu. Lo dimostrano i napoletano, nauseati da promesse non mantenute: quella spazzatura che doveva esser via in pochi giorni. Lo dimostrano figuranti ridicoli per le strade di Milano e donne di poca dignità che a Forum idolatrano il Premier: grazie per queste pagliacciate, grazie per questi autogol.

 

May. 27th, 2011

Niente Canale di sbocco per Reggio Calabria che sceglie di Arenarsi.

 

Sono stati pochi i saliscendi nelle percentuali durante spoglio delle elezioni amministrative a Reggio Calabria, ancora una volta confermata come roccaforte del centrodestra: si era ancora fermi al 5 %  di sezioni scrutinare e Demetrio Arena, candidato del Popolo della libertà, deteneva già una cifra di preferenze attorno al 40%, con uno stacco di 30 punti rispetto al candidato del centrosinistra, Massimo Canale, dato per favorito dagli exit poll. Stacco mantenuto, fino alla fine.

I primi giornali che già dopo la mezzanotte decretano Arena sicuro vincitore parlano di “modello Reggio Calabria”, imposto da Scopelliti, un modello che il suo successore ha saputo, evidentemente, calzare e usare a proprio vantaggio.

Ma davvero Massimo Canale poteva spodestare il culo, fedelmente attaccata alla poltrona di sindaco, della destra? Ci hanno creduto in molti, nonostante i tentativi degli ultimi giorni della segreteria di Arena di sporcare il “volto pulito” della nuova Reggio con illazioni su un’evidente collusione tra il candidato di “Energia pulita” e l’Arcigay. Che poi, illazione de che? Non fu lo stesso Arena ad essere contattato, come Canale, dall’associazione, affinché venissero assunte alcune prerogative come punti del programma di governo? Canale le accolse in pieno, Arena solo in parte (E d’altronde come avrebbe potuto in toto? Gli alleati del Patto cristiano Esteso avrebbero quanto meno storto il naso! O FORSE avrebbe dovuto farlo l’elettore. Cose che dico tentando di ragionare da cattolica coerente alla propria fede, quale non sono (né cattolica, tanto meno coerente ad una qualche fede religiosa) : ci si può, al di là delle opinioni sul tema, alleare contemporaneamente a pompieri e vigili del fuoco?)

Le parole dell’Arcigay a riguardo sono state chiare: questione di convenienza. (Qui l’articolo di newz.it http://www.newz.it/2011/05/04/larcigay-di-reggio-ecco-perche-abbiamo-deciso-di-sostenere-massimo-canale/96744/ )

Nell’ombra, nel tipo “Benvenuta alla nuova puntata di chi vuol esser lasciato in pace” come canta CapaRezza, è invece stata lasciata la mancata firma del patto alla luce del sole proposto da ReggioNon Tace, un patto etico che alcuni hanno sottoscritto (Canale, ad esempio), che altri hanno approvato parzialmente (Consegnando, cioè, solo una parte dei documenti) e poi c’è Arena, come altri, che ha rifiutato il Patto e, con lui, lo hanno rifiutato i reggini che l’hanno votato: quel 56 % che ha messo una croce e lo ha fatto sindaco e quell’41 che ha pensato bene di non andare a votare.

Ecco cosa hanno rifiutato i reggini il 15 e il 16 maggio 2011:  http://www.reggionontace.it/sito/ultime/patto-alla-luce-del-sole.html

Che poi si infiammino alle manifestazioni contro l’illegalità, inveiscano contro il “mangia-mangia” della giunta comunale, contro gli sperperi, contro quel cazzo di tapis roulant (che sì, era stato in progettazione con Falcomatà, ma è stato realizzato con Scopelliti) conta poco. Al giro di boa delle elezioni hanno fatto la loro scelta. CONSAPEVOLMENTE. E non parlo di una consapevolezza che coincide con la presa di coscienza morale, civile (non mi sento di attribuirla a chi, e sono state le mie orecchie a sentirlo, vota l’amico dell’amico con un’alzata di spalle indifferente al peso di questa decisione-non-decisa), ma di una consapevolezza che deriva da quella mano che si muove sul foglio e segna una croce.
Una consapevolezza che risiede in chi ha votato Canale, credendo nel suo programma, così come in chi ha votato Arena credendo nel suo programma, ma anche in chi ha votato l’amico dell’amico, le promesse, le illusioni, chi ha votato l’amico del capo. Ognuna di queste persone, più o meno intelligentemente (e mi riferisco all’utilizzo del raziocinio come discrimen, non alla preparazione culturale o all’adesione ad un’ideologia precisa che si condivide, come senz’altro è stato anche a destra per alcuni elettori), ha scelto. Io sono per l’idea di Voltaire:  «Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo.» E’ chi dice senza pensare, anzi senza prendersi il disturbo di pensare, che non difendo.

Una certa Reggio ha scelto Arena, parte di questa passerà i prossimi anni a lamentarsene, perché poi sappiamo come funziona “Ah, io non l’ho mica votato.” Lo sappiamo: un anno, due e poi uscirà che è stato lo spirito Santo a votare a destra.

Alla fine della fiera, il dato pragmatico resta: Arena è sindaco. Ma per il resto? La Sinistra può guardare con occhio compiaciuto e speranzoso, ma, al contempo, duro quello scarto dal 70%, che diede la poltrona di sindaco a Giuseppe Scopelliti, al 56% che l’ha conferita al suo successore. Speranzoso e duro. Non speranzoso e baldanzoso. Non speranzoso e arrogante. Speranzoso e DURO. La voce che ne esce non deve essere “Sempre meglio di niente”, ma “E’ un punto di partenza, la strada è lunga, adesso c’è da buttar dentro sangue, fatica e tenacia”, affinché tra cinque anni le cose cambino ancora.

Apr. 27th, 2011

No Facebook, no party.

Articolo scritto mesi fa per la sezione "Ars dicendi" del Semper fidelis.

Facebook. C’è chi lo ama, c’è chi lo odia.
Il social network più in voga del momento, nato dalla mente di Mark Zuckerberg e attestato alla creazione dal 2004, ha sfondato a partire più o meno da questo inverno anche nel Bel Paese.
E si sa, come tutte le cose diventano di massa, la gente va in delirio. Così, a differenza (almeno così testimoniano i frequentatori veterani) del passato il Librofaccia assume sempre più il volto, scusate il penoso gioco di parole, della società che lo frequenta.
Cos’è, se non un riflesso palese della società odierna? Analizziamo?
Ogni utente ha un account in cui legalmente dovrebbe usare nome e cognome reali.
Dico “dovrebbe” e “legalmente”. Eppure il fenomeno di fake/troll è approdato in modo dilagante persino su FB, diventato isola internazionale, e dalle più ampie possibilità, di tutti i BM prima e tuttora presenti su vari circuiti internet come forum free e forumcommunity.
C’è l’utente timido che mette dati reali, account normale, ma un’immagine che non è la propria foto.
Poi c’è l’utente come minimo demente.
Mi piacerebbe sapere CHI accetta l’amicizia di un tizio che ha nel profilo esclusivamente la foto di Ken Shiro e ALCUNA informazione. Né data di nascita, né sesso, né stato civile. Manco gli interessi.
Guardone e pure sfacciato ù.ù
Poi ci sono quelli che si sentono troppo furbi e nel proprio profilo mettono foto di top model semi-sconosciute per approdare sul profilo del ragazzo al quale sono interessate, per spiare la vita e gli affari altrui, d’altronde come fa notare uno dei link più condivisi sul social network: “CI SONO CAZZI CHE NON SI POSSONO SAPERE..PER TUTTO IL RESTO C'è FACEBOOK”.
Credete che esageri?
Per studiare un fenomeno, bisogna entrare nel fenomeno. No, non è una battuta tratta da Criminal Mind, ma solo una posizione di una persona terribilmente empirica e poco amante del sentito dire.
Così vi propongo alcune delle questioni che su Yahoo Answer (diventato ormai il telefono-amico di mezzo mondo, tenendo conto di ciò che la gente chiede) utenti, che evidentemente usufruiscono di Facebook, hanno posto, ne ho copia-incollato il titolo della domanda:
1)Pochi AMICI FaCEBOOK!!!?
Eh, già. Pare sia fondamentale raggiungere il centinaio almeno. Una volta i VIP si distinguevano per le mutande griffate, adesso per il numero di amici sul social Network; ce ne sono alcuni che raggiungono il migliaio…e tengono il profilo non pubblico, me ne chiedo seriamente il motivo.
Se gli adolescenti della mia generazione potevano avere crisi di inferiorità ed emarginazione perché non avevano il fidanzatino, adesso rischiano crisi serie se non aggiungono una dozzina di amici al giorno: amici veri, ragazza del quartiere accanto, maniaci o settantenni, poco importa.

2)Ragazzi 10 punti a chi iscrivendosi a questo gruppo di Facebook mi scrive il commento piu bello in assoluto?
I tipici messaggi spam del “votami a questo contest” via mp, vi ricordano niente?
Perché non basta avere tanti amici. Se ne hai 500, gli aggiornamenti in bacheca saranno così fitti dal diradare la possibilità di evidenziare il proprio gruppo,il proprio link, il proprio post. La scarsità di commenti si mette quindi sul podio, al secondo posto, come parametro per definire la propria posizione sociale.
3)Denunciare un mio Compagno? 10 Punti?
Ecco la piaga di Facebook. I gruppi. Ci sono quelli simpatici, quelli spiritosi, quelli che fanno riflettere.
Quelli che sono l’ennesima prova della parte più abietta del nostro paese.
Razzismo, inni all’odio, accuse ignoranti, omofobia, xenofobia.
C’è un simpatico tasto che si chiama “Segnala abuso”, quello che è, parimenti, il meno utilizzato dagli utenti e il più ignorato dal social network.
Leggendo sul web, molti utenti dichiarano di aver ripetutamente denunciato uno di questi gruppi, ma di vederlo ancora presente sul Facebook.
Se devo essere sincera, nella mia segnalazione di un gruppo fondato da un amico sono stata pienamente soddisfatta, con tanto di cancellazione di gruppo omofobico dopo la "denuncia" (dopo aver insultato l’idiota in questione) e blocco temporaneo del suo account.
4)Quanti dei vostri amici su Facebook, sono realmente vostri amici?
Ecco, bella domanda. Se uno ha 1.300 amici (esistono) quanti sono davvero suoi amici?
E non mi riferisco a persone che si conoscono almeno virtualmente qui sui forum, ma persone che non si ha la più pallida idea di chi sono.
Se poi è gente che per strada neanche ti saluta, vabbé, ci ridi sopra e tanta salute.
5)Chi mi aiuta a inventare un gruppo su facebook?
6)Su cosa posso creare il gruppo su facebook per avere tanti iscritti?
7)Che gruppo su facebook mi consigliate di creare?

Dopo la pizza, la pasta e i sofficini, perché non le idee surgelate e pronte per l’uso?
L’originalità e la spontaneità sono evidentemente valori ormai totalmente obsoleti, a favore di ipocrisia, mera apparenza e ignoranza.
Il gruppo di "quelli che vogliono creare a tutti i costi un gruppo ma non sanno che gruppo creare"
Quella tra virgolette è una delle risposte che l’utente ha ricevuto e mi sembra più che corretta. Com’è che si dice? Fantasia portami via!

Il quadro che emerge, pur non generalizzando, è, soprattutto per quanto riguarda i fruitori di minore età, di una continua ricerca di conferme, mancanza di personalità forte.
Così ci sono ragazzini che condividono tutto, senza pensare, senza aver davvero un’opinione in merito, spesso contraddicendosi nel giro di pochi minuti. Tutto attraverso un semplice click.
Click. Faccio parte del gruppo. Click. Mi sento giusto. Click. Addio individualismo, benvenuta massificazione.

Jul. 23rd, 2010

Icon Amy Belle, Ayumi Hamasaki, Jennifer Love Hewitt, Kate Hudson e Alyssa Milano.

Ecco alcune icons tratte da photoshoots di Amy Belle, Ayumi Hamasaki, Jennifer Love Hewitt, Kate Hudson e Alyssa Milano.
QUESTE ICONS NON SONO PRELEVABILI LIBERAMENTE: SE VOLETE USARLE DOVETE INSERIRE I CREDITS, E NON SONO IN ALCUN MODO UTILIZZABILI SU FACEBOOK PER I LINKS!!!

I credits per la tabella sono in fondo, per le texture utilizzate invece vanno a:
aminahlovespatd.livejournal.com/

http://lookslikerain.deviantart.com
http://miss-etikate.deviantart.com/
http://sanami276.deviantart.com/
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Jul. 7th, 2010

Icon su Lilly Allen e Ashley Simpson

Ecco alcune, tante, non avevo niente da fare xD, icons tratte da photoshoots di Lilly Allen ed Ashley Simpson.
QUESTE ICONS NON SONO PRELEVABILI LIBERAMENTE: SE VOLETE USARLE DOVETE INSERIRE I CREDITS, E NON SONO IN ALCUN MODO UTILIZZABILI SU FACEBOOK PER I LINKS!!!
Le prime nove icon, sono le icon di base su cui ho lavoraato, anch'esse realizzate da me.
I credits per la tabella sono in fondo, per le texture utilizzate invece vanno a:
aminahlovespatd.livejournal.com/

http://talipuu.deviantart.com/
http://ransie.deviantart.com/

Ecco alcune, tante, non avevo niente da fare xD, icons tratte da photoshoots di Lilly Allen ed Ashley Simpson.
QUESTE ICONS NON SONO PRELEVABILI LIBERAMENTE: SE VOLETE USARLE DOVETE INSERIRE I CREDITS, E NON SONO IN ALCUN MODO UTILIZZABILI SU FACEBOOK PER I LINKS!!!
I credits per la tabella sono in fondo, per le texture utilizzate invece vanno a:
aminahlovespatd.livejournal.com/
http://talipuu.deviantart.com/
http://ransie.deviantart.com/

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May. 30th, 2010

Volete abbattere razzisti e omofobi? Ghettizzateli.

A fare retorica sulla discriminazione siamo tutti bravi. A declamare onorevoli discorsi in favore della convivenza civile e interculturale tutti al primo posto sul podio del moralismo ostentato e poco ragionato. Ma nei fatti? Non pecore, struzzi.
Ascoltiamo il telegiornale, sentiamo l'ultima notizia di un omosessuale aggredito e pestato. Biasimiamo, inveiamo contro quella gentaglia. Passa la notizia del bambino musulmano che a  scuola era preso di mira dai compagni educati alla discriminazione. Blateriamo dettami pedagogici che farebbero impallidire i più grandi profani profeti dell'educazione infantile.
Nella vita di tutti i giorni chiudiamo gli occhi, con le mani ben piantate sulle palpebre, onde evitare sgradevoli infiltrazioni. Perchè, ovvio, mica la bruttura dei telegiornali può riguardare la nostra lieta e sfavillante quotidianità! No, quell'omosessuale e quel bambino venivano dalla Colchide dei tempi moderni, dalla terra dei barbari così lontani da noi, dal nostro tranquillo quartiere!
Tutti vivono sempre nei quartieri tranquilli "dove queste cose non succedono". Sì, come i vicini di casa. "Educato lui, salutava sempre". E di notte scannava prostitute per qualche sorta di distorto trauma infantile frutto di una madre chioccia oppressiva. Però salutava, e amen.
Volete davvero farlo a pezzi questo razzismo? Leggete. Sprecate i vostri atrofizzati cervelli a conoscere un po' della cultura di chi vi sta attorno. Guardate negli occhi quell'extracomunitario che vi chiede un'informazione per strada. Sul treno, quando vedete quella cretina che fa gli slalom per non sedersi accanto alla rom con due o tre figli a seguito, sbuffate, guardatela male, sedetevi accanto alla ragazza. Sorridetele, come fareste esattamente con qualsiasi altra persona. Non trattateli  come individui appartenenti ad una minoranza e perciò vittima di discriminazioni, interagite con loro come persone innanzitutto e poi come persone a cui vengono tolti non tanto diritti civili, quanto forme di rispetto umano.
Volete sputare in faccia all'omofobia?
Piantatela di dire che volete "l'amico gay". Punto primo, la vita non è un telefilm in stile Will&Grace, e io fossi vostro amico anche eterosessuale mi vergognerei dei vostri criteri di amicizia. Cosa sono gli amici per voi? Un target? Uno status? Benvenuti nel mondo reale: i gay non sono accessori da abbinare alla vostra magra e arida vita sociale.
Difendete il vostro pensiero davanti a tutti, senza paura che venga in qualche modo messa in dubbio la vostra eterosessualità. Di che cavolo avete paura? Di perdere l'occasione di mettervi col tipo figo della compagnia? Sveglia: sarà figo, ma è scemo se crede che una persona si giudica dalla gente con cui va a letto.
Siete a New York o a Roma? Bene. in Main street o nella capitale italiana non entrare in quel bar che ha rifiutato dei fazzoletti per asciugare il sangue che colava dal naso ad un ragazzo gay picchiato per strada in un agguato di omofobi.
Volete fare fuori tutte le discriminazioni?
Fate come quelle persone che nel negozio di elettrodomestici in cui il proprietario aveva invitato un ragazzo disabile ad uscire "perchè ingombrava il passaggio" sono uscite dichiarando che non ci avrebbero più messo piede.
Uscite e chiarite a quegli idioti che la voce girerà, eccome se girerà.
Mettete loro paura, fateli vergognare di ciò che sono.
Come loro fanno con gli altri.
Usate le loro stesse armi, perchè certi idioti comprendono solo questa lingua.